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SARS-CoV-2 è un nuovo ceppo virale appartenente alla famiglia dei Coronavirus, identificato nell’uomo nel 2019 a Wuhan (Cina) e, da allora, diffusosi a macchia d’olio in tutto il mondo. È il 12 febbraio 2020 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha designato il nome della malattia “COVID-19”: “CO” indica corona, “VI” virus, “D” sta per disease (malattia) e 19 fa riferimento all’anno della sua comparsa. D’altro canto, nello stesso giorno, la Commissione Internazionale per la Tassonomia dei Virus (ICTV) ha assegnato il nome definitivo di SARS-CoV-2 al virus che causa la malattia, sottolineando che si tratta di un virus simile a quello della SARS-CoV-1 (si classifica, infatti, geneticamente all’interno del sottogenere Betacoronavirus Sarbecovirus).

I Coronavirus hanno come serbatoio principale gli animali, ma alcune specie possono infettare anche l’uomo. Si chiama “salto di specie”, o spillover, la capacità di un virus di passare da una specie animale ad una nuova specie ospite (uomo).

La MERS (Sindrome Respiratoria Medio-Orientale), ad esempio, ha compiuto il salto di specie passando probabilmente dal pipistrello al cammello, fino ad arrivare all’uomo. Nel caso della SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave), invece, il salto sembrerebbe essere avvenuto dai pipistrelli alla civetta delle palme (o allo zibetto), e, infine, all’uomo.

Negli animali, i Coronavirus sono presenti dal 1930, tuttavia, solo sette di essi sono in grado di infettare l’uomo e possono causare malattie respiratorie, gastrointestinali, epatiche e neurologiche.

È tra questi sette che si inserisce il SARS-CoV-2, che causa il COVD-19, responsabile non solo di comuni raffreddori, ma anche di infezioni respiratorie acute e spesso fatali.

Perché le mascherine sono il nostro primo alleato?

La trasmissione del SARS-CoV-2 avviene attraverso il contatto stretto con una persona infetta. La via primaria di trasmissione sono le goccioline del respiro (droplets) delle persone infette tramite:

  • saliva, tossendo e starnutendo;
  • contatti diretti personali, parlando o respirando in prossimità di altre persone;
  • mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.

Le goccioline di saliva possono essere inalate o possono depositarsi sulle superfici, pur essendo limitato il tempo noto di sopravvivenza. Poiché il virus penetra principalmente attraverso le alte vie respiratorie, è necessario l’utilizzo di dispositivi medici di sicurezza come le mascherine (FFP2-FFP3). Dal contatto con le superfici, invece, il contagio avviene attraverso le secrezioni, ovvero toccandosi il naso, la bocca e gli occhi: è per questo che, oltre ad indossare la mascherina, non bisogna dimenticarsi di igienizzarsi spesso le mani con gel a base alcolica (75%).

Il virus SARS-CoV-2, nell’uomo, ha un tempo di incubazione che varia da 1 a 14 giorni, con una media di 4-6 giorni.  Oltre ai pazienti sintomatici che hanno contratto l’infezione e sviluppato sintomi, quali tosse, febbre, astenia, perdita dell’olfatto ecc., il virus può essere trasmesso da chiunque abbia contratto l’infezione anche in assenza di sintomi (soggetti asintomatici). A tal proposito, bisogna tenere bene a mente che anche i soggetti vaccinati sono a rischio di poter contrarre l’infezione e di trasmetterlo; infatti, è opportuno sottolineare l’obiettivo primario della vaccinazione, che è quello di ridurre le forme acute della malattia e di conseguenza il tasso di ospedalizzazione attraverso la stimolazione del sistema immunitario.  Dunque, al fine di ridurre i contagi è fondamentale che le persone positive al Covid-19 vengano identificate attraverso test specifici ed isolate.

Dr. Giuseppe Canora

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